Noemi Verdoliva è un soggetto poliedrico:
un’architetto, una curatrice, un’intarsiatrice.
L’intarsio è il suo diletto, vi si avvicina da autodidatta nel 2018 e perfeziona nel tempo la tecnica attraverso l’esperienza professionale con aziende del settore. Ha sempre sentito una forte attrazione per ciò che è materia, in particolare per il legno. Trova, però, noioso il linguaggio classico dell’intarsio, che talora tenta di simulare la pittura e nel farlo perde di vista la propria essenza.
Nel 2019 incontra Aniello Smilzo, intarsiatore sui generis, con lui condivide la passione per l’intarsio ed inizia a sperimentare un nuovo linguaggio, dal sapore dissacratorio, basato sulla “destrutturazione” del legno stesso.
Il processo creativo che compone i suoi lavori, segue alla destrutturazione del legno quella delle immagini e si basa sull’ambiguo rapporto tra la forma e il suo confine, tra la figura e lo sfondo, diventando metafora del rapporto tra uomo e società, organismo e ambiente, azione e relazione.
Ogni singola forma che compone la figura, delineata da una trama, interferisce e dialoga con le altre, generando una percezione dinamica dell’opera ed attivando un processo creativo nel fruitore.
Ha insegnato allo IUAD progettazione del mobile e collabora con diverse aziende, realizzando progetti espressione della filosofia aziendale, tra i principali clienti: Tabu Wood Spa, Maccarone HandCraft, Real Fabbrica di Capodimonte, Hebanon-F.lli Basile 1830.
La perfezione non è mai un buon punto di partenza per la creatività. È nell’errore, nel caso, nell’imprevisto che prende forma qualcosa di vivo.
Accogliere lo sbaglio significa ascoltare: ascoltare il materiale quando sfugge al controllo,
fidarsi del gesto quando devia.
La creatività non è dominio, ma relazione:
è una danza con l’imperfezione, ed è lì che si rivela la mano dell’artista.