“Per gioco… l’uomo divora l’uomo” diventa qui una chiave di lettura ironica della contemporaneità, in cui il tempo non è più misura neutra ma forza che consuma, accelera, inghiotte. La composizione, apparentemente leggera e colorata, traduce questa tensione in un linguaggio dinamico e frammentato, dove segni e parole si rincorrono senza trovare stabilità.
L’opera mette così in scena la frenesia del vivere contemporaneo, trasformando l’orologio da strumento di orientamento a dispositivo critico: un oggetto che, invece di ordinare il tempo, ne rivela l’urgenza e la voracità.
Struttura in multistrato con intarsi realizzati con piallacci di diverse gradazioni di colori di erable, sycomoro, eucalyptus frisè, platano magliè, mowinghi frisè, frassino, tanganika e bolivar.